domenica 1 febbraio 2015

La luce del buio - 39° puntata

Marco Cedolin

-Certo, se dessi retta a te dovrei vivere come un'accampata, in una casa simile a un tugurio, lasciare che il tempo deformi la bellezza del mio corpo e magari acquistare vacanze di quelle dozzinali, da passare in posti noiosi, con gente noiosa. Lasciamo perdere guarda, io sopporto tutto questo solo perché ti amo e so che un giorno qualcosa cambierà.-......


Infervorata nella discussione Katia si era avvicinata alla poltrona maculata, senza più curarsi del cyberdalmata che era rimasto accucciato sul tappeto e li stava osservando in attesa di un qualche ordine da poter eseguire.
Essendosi accorto che sua moglie stava ormai mettendo il broncio Erik la tirò a se sulla poltrona e la baciò con trasporto, poi siccome lei sembrava esitare, le promise che non appena sarebbe subentrato a Stefano Miozzo nel ruolo di sector manager, le avrebbe dato tutte quelle cose alle quali giustamente ambiva.
Katia incominciò a calmarsi e si abbracciarono teneramente iniziando a fantasticare sulla vacanza a Timor Est.

La pendola aveva già da un pezzo battuto le 23 e "Quanto mi ami?" si stava ormai avviando alla conclusione, con i coniugi Maiani accoccolati sulla poltrona ad immaginare spezzoni felici del proprio futuro, quando all'improvviso Katia si alzò in piedi con risolutezza, dopo aver guardato il proprio innesto temporale da polso.

 
-Dove vai?- Esclamò Erik a metà fra lo stupito e lo spaventato.

-Non mi ero accorta di quanto si è fatto tardi tesoro, fra poco dobbiamo uscire di qui ed il mio viso si è ridotto che è uno schifo.-
Rispose Katia che tutto a un tratto sembrava avere ritrovato l'eccitazione di inizio serata, mentre cercava freneticamente di ricomporre la grazia del suo completo "bella e monella".
-Vado a prendere la borsetta con dentro gli attrezzi per la ricostruzione.-
Aggiunse poi mentre avanzava con passo risoluto in direzione del tavolino di cristallo, senza degnare neppure di uno sguardo il cyberdalmata sempre seduto sul tappeto in attesa di attenzioni.

Negli occhi di Erik si leggeva chiaramente una sorta di terrore ancestrale, respirava appena e la sua mano corse immediatamente sotto il cuscino a toccare la lama del coltellaccio, né saggiò la consistenza quasi ad esorcizzare la paura, poi cercò d'impugnare saldamente il manico, ma la sua mano aveva iniziato a tremare impietosamente..... 

continua......

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