martedì 3 febbraio 2015

La luce del buio - 40° puntata

Marco Cedolin

Sua moglie era ormai a meno di un metro dal tavolino di cristallo e la sua figura gli nascondeva completamente alla vista il cuscinetto rosso e la pistola che vi era adagiata sopra.
Avrebbe voluto correre a nascondersi in cucina o in camera da letto, avrebbe voluto infilarsi dentro ad un armadio, o semplicemente gettarsi a terra e piangere come un bambino,.......
ma non poteva spostarsi dalla poltrona e dal coltellaccio che restava l'unica arma in grado di salvargli la vita.
Restò immobile, i muscoli tesi allo spasimo, i sensi acuiti dall'adrenalina, ogni fibra del suo corpo pronta a scattare sopra a quella donna per farla a pezzi senza pietà.
I cinque metri che lo separavano dal tavolino di cristallo gli sembravano chilometri, i secondi dell'attesa gli parevano ore e giorni, figli dell'eternità
In realtà durò un attimo, Katia si chinò, guardò appena distrattamente la beretta addormentata sul cuscinetto di velluto, raccolse la borsetta pitonata, si ravvivò i capelli con una mossetta della mano e ritornò sui suoi passi, dirigendosi verso la porta del bagno.

Sul viso di Erik la maschera di tensione si sciolse all'improvviso come neve sotto al sole primaverile, iniziò a ridere, una risata isterica, liberatoria che per quanto si sforzasse non gli riusciva in alcun modo di trattenere.

-Cosa ti prende tesoro?-
Domandò Katia che si era intanto fermata dinanzi alla porta del bagno.

-Scusami amore, lo so che sono uno sciocco e tu ora mi dirai che sono insopportabile quando non ho fiducia in te, ma prima….beh insomma un attimo fa quando ti sei avvicinata al tavolino per prendere la borsetta, io…ecco io, per un attimo sono stato convinto che tu avresti impugnato la pistola per sparami. Lo so che sono un idiota, non dire nulla per favore mi faccio già abbastanza schifo da solo.-

-Ma Erik, tesoro, come hai potuto pensare una cosa del genere?-
Rispose Katia che intanto stava rimestando con le mani nella borsetta ripiena fino all'inverosimile di plastotrucchi di ogni foggia e specie.
-Sei uno sciocco- aggiunse poi, palesando una impercettibile mutazione della tonalità vocale.
-Sei davvero uno sciocco amore mio se hai pensato che io avrei potuto raccogliere la pistola e cercare di spararti, mentre tu eri pronto ad infilarmi nella schiena quel coltellaccio che tieni nascosto sotto il cuscino della poltrona. Solo una stupida avrebbe potuto essere tanto scontata e prevedibile ed io non sono una stupida, tesoro, questo dovresti saperlo bene.-.......

continua....

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