martedì 3 marzo 2015

La luce del buio - 50° puntata

Marco Cedolin

-Dai Mattia, apprezzo il tuo tentativo di tirarmi su il morale ma non sforzarti così tanto, potresti perfino provocarmi una crisi d'ilarità e sai che qui in ufficio, nelle mie condizioni mi sarebbe certamente fatale.-

-Riesci perfino a scherzarci su tu, sai per certi versi t'invidio, eccome se t'invidio, hai un avvoltoio che ti gira sopra la testa e nonostante questo riesci a mantenere il senso dell'umorismo, sei incredibile.-......


-Un giorno o l'altro ti spiegherò come si fa eh eh, adesso mettiamoci a lavorare, altrimenti si avvereranno davvero le tue fosche previsioni, cassandra che non sei altro.-

Erano già passate le 20 da parecchi minuti, quando Mario salì sul tappeto 32 che lo riportava alla stazione del metrò, aveva ripreso a piovere con notevole intensità ed i grossi e unti goccioloni percuotevano l'asfalto con violenza, prima di fondersi in grandi pozzanghere oleose. Negli ultimi anni capitava sempre più spesso che la pioggia fosse così carica d'idrocarburi da assumere una coloritura grigio nerastra e gli effluvi di nafta entravano nauseanti nelle narici anche attraverso la maschera.

Si sentiva stanco, la spalla gli doleva insieme ai muscoli delle gambe, ma non avvertiva la minima sensazione di preoccupazione e questo era stranissimo. Aveva sempre pensato che se per qualche malaugurata circostanza fosse stato fatto oggetto di un richiamo nero si sarebbe ritrovato in preda al terrore.
Invece no, l'idea di poter esser essere licenziato in qualunque momento dei prossimi mesi non lo turbava neanche un poco. Incredibilmente lo percepiva come un problema che non
appartenesse a lui ma a qualcun altro, del quale non conosceva neppure il nome o il volto.

Mentre si approssimava all'ingresso della stazione, gli parve di scorgere, una trentina di metri alla sua destra, la sagoma del vecchio con la barba bianca. Stava in piedi immobile, in parte coperto alla vista dall'ologramma di un grande cyborg domestico, e lo fissava con attenzione. Cercò d'incrociare quello sguardo e per un attimo percepì come una sensazione di pace e calore senza fine, poi si mosse con risolutezza nella sua direzione, ma fatti pochi passi si accorse che era sparito, simile ad un'ombra nella notte, si mise a correre, sentendosi preda del desiderio di poter leggere dentro a quegli occhi chissà quali arcane verità, ma fu tutto inutile.
Restavano solo la strada deserta, la pioggia e la luce dei lampioni che si rifletteva dentro alle pozzanghere.....

continua.....

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