sabato 22 gennaio 2011

A chi servono i rigassificatori

Marco Cedolin
I rigassificatori (da non confondere con i gassificatori che appartengono alla categoria degli impianti d'incenerimento) sono strutture di grandi dimensioni, utilizzate per riportare allo stato gassoso il gas ridotto allo stato liquido al fine di consentire il trasporto dello stesso per mezzo delle navi gasiere.
I rigassificatori sono impianti dal costo estremamente elevato, nell'ordine dei miliardi di euro, determinano impatti ambientali di una certa rilevanza, ma soprattutto risultano potenzialmente pericolosissimi in caso di esplosione. Nel mondo i rigassificatori sono in totale una cinquantina, la metà dei quali concentrati in Giappone, dove la morfologia del territorio rende problematica la costruzione dei gasdotti. A fronte della finora scarsa diffusione di questo tipo d'impianti a livello mondiale (in particolare le strutture off shore come quella inaugurata in autunno al largo di Rovigo o quella in progetto al largo di Livorno sono fra le prime al mondo nel loro genere) occorre sottolineare come l'unico incidente catastrofico accaduto in un rigassificatore fino ad oggi, rimanga quello di Cleveland nel 1944 che determinò la morte di 130 persone.....

Palestina e dintorni

Giacomo Gabellini
Nel novembre del lontano 1947 il rappresentante dell'Unione Sovietica votò a favore della risoluzione ONU 181, che prevedeva la creazione di una nazione ebraica sul suolo palestinese. All'URSS si unirono Bielorussia, Cecoslovacchia, Ucraina e Polonia, paesi allora legati a doppio filo al governo centrale di Mosca. Al momento della conta i voti di questi cinque paesi si rivelarono determinanti ai fini di approvazione della risoluzione, poiché un loro ipotetico voto contrario o anche una loro astensione avrebbe fatto pendere l'ago della bilancia dalla parte del fronte arabo, che aveva invece espresso compattamente la propria ferrea opposizione a tale progetto.  
Stalin, persuaso di aver colto negli ebrei una sorta di inclinazione culturale favorevole al socialismo, oltre all'irriducibile ostilità per gli occupanti britannici, ritenne che appoggiando il progetto finalizzato alla creazione di un'entità sionista nel cuore del Levante si sarebbe sia garantito un ruolo attivo nell'attuazione di quest'ultimo, sia sbarazzato degli ultimi residui imperialistici inglesi, sia ingraziato il favore dei vertici politici che si sarebbero insediati a breve nei palazzi di Tel Aviv.....

giovedì 20 gennaio 2011

Afghanistan, la guerra ci costa oltre 2 milioni al giorno

Giorgio Cattaneo
La guerra in Afghanistan costa all’Italia più di due milioni di euro al giorno. Il 24 gennaio la Camera si prepara a votare il diciannovesimo rifinanziamento semestrale della missione, che in settimana è costata la vita all’ennesimo soldato, l’alpino Luca Sanna, trentaseiesima vittima italiana di un conflitto mai messo in discussione dal Parlamento, pronto ancora una volta a sostenerne il costo. Per i 181 giorni di campagna militare prevista per il primo semestre 2011, la spesa complessiva supera i 410 milioni di euro, vale a dire più di 68 milioni al mese (2,26 milioni al giorno). In nove anni e mezzo, compreso quindi il rifinanziamento attualmente in esame, la “missione di pace” in Afghanistan ha risucchiato dalle esangui casse dello Stato più di 3 miliardi di euro.....

Rivolte e delitti sono i frutti malati della modernità

Massimo Fini
Tutte le volte che nel mondo arabo-musulmano c’è qualche sommovimento o dramma in occidente si tende a vedere lo zampino di Al Qaida. Persino l’attentato alla chiesa cristiano-copta del Cairo si è tentato di attribuirlo a un terrorista afgano, tanto per giustificare lo sfracello che stiamo facendo da quelle parti, mentre si tratta con tutta evidenza di un conflitto religioso interno allo Stato egiziano. Al Qaida non esiste o se esiste è composta da fannulloni che passano le serate a bere nelle bettole, in barba al Corano, perchè questa micidiale rete, che doveva avere basi in sessantasei Paesi, dopo l’11 settembre non ha combinato nulla (gli attentati di Londra e ai treni di Madrid furono opera di elementi autoctoni che con Al Qaida non avevano nulla a che fare) eppure una bomba in un grande magazzino di una città occidentale è capace di metterla anche un bambino.
Purtroppo quello che sta succedendo nel Magreb è peggio di qualsiasi Al Qaida, vera o finta. L’imprenditore tunisino Tarak Ben Ammar, sodale di Berlusconi in Mediaset, ha detto: "Questa rivolta è il prezzo della modernità". Nel senso che il progresso ha aumentato in Tunisia il numero dei laureati i quali però non trovano lavoro o lo trovano molto al di sotto del loro titolo di studio, con relativa frustrazione, come quel venditore ambulante che, dandosi fuoco, è all’origine della rivolta.....

Berlusconi, morale e società

Massimo Mazzucco
Nel voler commentare la nuova ondata di “rivelazioni“ sulle attività erotiche del nostro Presidente del Consiglio si viene presi dallo sconforto, poiché non si riesce a capire da dove vada preso il bandolo della matassa.
Da una parte abbiamo un presidente donnaiolo, e questa di per sé non è certo una notizia da prima pagina. Il 90% degli italiani, nelle sue condizioni, farebbe probabilmente le stesse cose che fa lui. Magari starebbero un po’ più attenti, magari userebbero un linguaggio meno esplicito, in certi casi, ma alla fine la sostanza non cambia: il sesso a pagamento piace, e l’uomo che può permetterselo se lo paga, punto e basta.
Nè peraltro stupisce che vi siano ragazze disposte a passare la notte con chi offre loro assegni da quattro zeri, se non addirittura appartamenti gratis, conoscenze “di alto livello“, privilegi di svariato tipo, eccetera eccetera. E non è certo il fatto che fra queste ragazze vi sia anche una minorenne a rendere la questione più o meno “scandalosa“. Certo, la presenza della minorenne implica automaticamente un coinvolgimento penale da parte di chi l’ha pagata per andare con lui, ma nessuno potrà sognarsi di raccontare che una ragazza di 17 anni come “Ruby” non sapesse quello che stava facendo, o che non fosse comunque a sua volta pienamente responsabile delle scelte che faceva. Non stiamo certo parlando di una 11enne.
Quindi dove sta il cuore della matassa? Perché tutto questo fragore?
La risposta, a mio parere, si chiama “codice morale”. Esiste cioè un codice ideale di comportamento etico .....

mercoledì 19 gennaio 2011

Se Israele è vittima, i palestinesi sono i carnefici?

Fabio Polese intervista Angela Lano
ASI) La situazione sulla Striscia di Gaza è al collasso. A distanza di due anni dalla criminale operazione denominata “Piombo Fuso” si registrano ancora continui attacchi da parte dell’aviazione israeliana che provoca morti e feriti tra la popolazione palestinese e il silenzio quasi totale dei media “civilizzati”. Il popolo di Gaza è composto da 1,5 milioni di abitanti e, 900,000 di questi, abitano nelle tendopoli dei Campi Profughi che sono gestiti dall’Onu e dalle associazioni di aiuto umanitarie internazionali. Il blocco delle importazioni e delle esportazioni sta soffocando Gaza, i dati parlano chiaro: il 93% delle industrie sono chiuse, oltre il 70% della forza lavoro disoccupata e l’88% della popolazione vive di aiuti sotto la soglia di povertà. Proprio per questo motivo, la “Freedom Flottila”, una spedizione internazionale composta da 700 persone provenienti da 36 diversi paesi aveva provato a rompere l’embargo. Questa spedizione, armata di 10.000 tonnellate di aiuti umanitari, viene crudelmente attaccata il 31 maggio del 2010 in acque internazionali dalla marina militare israeliana. Il risultato è tragico: 9 i morti e numerosi i feriti. Agenzia Stampa Italia ha contattato Angela Lano – Direttore responsabile dell’agenzia di stampa InfoPal.it e specializzata in islam e mondo arabo-islamico, ha collaborato con diverse testate giornalistiche nazionali ed estere ed è autrice di diversi libri – che era l’unica donna italiana presente nei terribili momenti dell’attacco alla “Freedom Flottila” per porgli qualche domanda.
Ogni giorno, grazie alla perseveranza dell’agenzia di stampa InfoPal.it, veniamo a conoscenza delle crudeltà che vive la popolazione della Striscia di Gaza. Come mai, tranne rare eccezioni, i mass media di massa non parlano di quello che succede in quei territori? Secondo lei, esistono davvero degli ingranaggi invisibili che manovrano l’informazione? 
Non so se esistono ingranaggi invisibili. Certamente ne esistono di molti e visibili. I media italiani sono prevalentemente "embedded" con Israele, per ragioni politiche ed economiche. La Israel Lobby non è un'entità astratta e impalpabile: è concreta e ben radicata. E' un gruppo di potere, come altri nel mondo.  Israele è il baluardo e l'emblema di un sistema coloniale e imperialistico occidentale nato nell'Ottocento e sviluppatosi nel Novecento....

martedì 11 gennaio 2011

Chernobyl, l'impianto nucleare sarà meta del turismo di massa

Francesca Bellemo
Nel 2011 verranno aperte al pubblico le porte dell’impianto protagonista della più grande catastrofe nucleare della storia. L'Ucraina annuncia che Chernobyl diventerà una meta del turismo di massa, una follia, considerando le precarie condizioni del sarcofago che racchiude il reattore esploso nel 1986.

Il ministro ucraino per le Emergenze Viktor Baloga ha annunciato poco prima di Natale che nel 2011 verranno aperte al turismo di massa le porte dell’impianto protagonista della più grande catastrofe nucleare della storia.
Lo scorso 15 dicembre ricorrevano i dieci anni dallo spegnimento dell’ultimo reattore nucleare rimasto in funzione alla centrale di Chernobyl, mentre il sarcofago che racchiudeva il reattore esploso cominciava già ad evidenziare segni di cedimento. “Il sarcofago è ancora lì, ma è molto pericoloso – ha affermato il presidente ucraino Viktor Yanukovych il 26 aprile 2010, in occasione del 24° anniversario dal disastro –. I lavori che dovrebbero sostituire la copertura di protezione sono stati rinviati perché mancano i fondi, almeno 400 milioni di euro, e a questo punto il problema è urgente non solo per l’Ucraina ma anche per i paesi vicini”. Ma è proprio in occasione dell’anniversario dello spegnimento del reattore che il ministro Baloga ha assicurato: “Un nuovo sarcofago per incapsulare il reattore 4 sarà pronto entro il 2015”.....

I vizi dei calciatori? Li svela il Mossad del pallone

Battistini Francesco
Informazioni Schedati 50 mila giocatori di 45 Paesi. «Aiutiamo le società a proteggere i loro investimenti» Bocciature L' ultima indagine su Shechter, possibile acquisto del Chievo. Rapporto negativo, ingaggio saltato 
È bravo, ma è matto. È matto, ma è bravo. Da quando esistono il calcio e il calciomercato, i calciatori viziati e viziosi, il dilemma dei presidenti è sempre quello: come pagare il genio senza farsi ripagare in sregolatezza? È possibile schivare i campioni che, posteggiata la Ferrari, ci danno dentro col Ferrari? O quelli che, più che l' avversario, preferiscono saltare in discoteca? I mezzi per tutelarsi sono antichi: gli osservatori coi loro rapporti, il veterano dello spogliatoio con le sue soffiate... Ci sono pure i pedinamenti e le intercettazioni, come imparò Bobo Vieri. E alla fine ci sono le spie israeliane: una società di sicurezza e consulenza, nome Im-Scouting, che da un paio d' anni veglia giorno e notte, possibilmente più la notte, sulla vita pubblica e soprattutto privata di campioni in erba o sulla via dell' imbrocchimento. «Un giocatore è un investimento - riassume il suo fondatore, Zeev Reznik -: noi aiutiamo il club a non farlo svalutare». Calciospia. È il Mossad del pallone....

martedì 4 gennaio 2011

L'alpino crepa, Bossi straparla

Alessio Mannino
Mentre dilaga la retorica sull’ennesimo caduto “per la pace”, il Senatur si barcamena tra il malcontento popolare per i morti al fronte e i soliti luoghi comuni sul cosiddetto terrorismo talebano

La Lega, espressione di un territorio, il Nord, e perciò non automaticamente ascrivibile alla dicotomia destra-sinistra, è sempre stata un movimento contraddittorio, a due facce. In origine no-global ma liberista, poi secessionista ma senza disdegnare ministeri a Roma, infine federalista ma con una riforma federale tutta sulla carta, usata come merce di ricatto per tenere in piedi un Berlusconi ostaggio di Bossi. Oggi, dopo la morte del trentacinquesimo soldato italiano sul fronte dell’Afghanistan, Matteo Miotto, il grande capo leghista Umberto Bossi ha confermato la linea del doppio binario: «il problema è che quelli che non tornano dall'Afghanistan sono troppi e il Paese non è contento per questi lutti», benché, se «gli americani non fossero andati laggiù avremmo il terrorismo in tutta Europa, del resto i primi a fare atti di guerra sono stati i talebani con le Torri Gemelle». Conclusione: «Fai una guerra e in guerra muore della gente»....

Quel ritornello che ci piace tanto

Nuovo anno e nuovo tormentone. Da una manciata di giorni, il dibattito politico nostrano - sempre che si possa ancora definire così il chiacchiericcio che fuoriesce dai Palazzi - è monopolizzato da un’unica notizia: il caso dell’ex terrorista, Cesare Battisti. Parlamentari e portavoce di destra&sinistra&centro sfornano dichiarazioni a raffica; e giornali e tivù seguono a ruota, cucinando titolini e titoloni ad hoc.
Ebbene. Chi scrive non conosce il caso Battisti e non ha problemi ad ammetterlo: io non so se il Brasile abbia fatto bene o male a decidere di non estradare questo signore in Italia, e non ho nulla da dire a riguardo. Anzi e per dirla tutta: la sua vicenda personale e giudiziaria nemmanco mi appassiona. Quel che mi interessa, e molto, è invece il fiume di parole scatenato da questa vicenda. Fiume di parole che è davvero paradigmatico. E che dovrebbe, davvero, far riflettere lettori ed elettori.
E infatti. Ammettiamo pure - in linea del tutto teorica - che l’estradizione del signor Battisti fosse cosa non solo buona e giusta, ma pure essenziale per il nostro Belpaese. Ecco: se le cose stanno così, i fatti ci dicono una cosa; e le parole, quel fiume di parole di cui sopra, un’altra....