mercoledì 30 marzo 2011

I fagioli a stelle e strisce

Fabio Falchi
La fiamma della democrazia incendia l'Africa Settentrionale, il Medio e il Vicino Oriente: Tunisia, Libia, Egitto, Yemen, Bahrain, Siria e ovviamente Iran. Non tutti i democratici però sono eguali. Gli sciiti del Bahrain hanno il difetto di essere sciiti e quindi è giusto bombardarli; i ribelli libici invece conoscono inglese e francese, amano il mercato più del Corano e soprattutto combattono contro un tiranno, che alla testa di feroci africani e di amazzoni mercenarie stava per fare strage di civili innocenti, pacifici benzinai che altro non desiderano che poter mettere una crocetta su una bella faccia democratica ogni cinque anni. Si poteva non intervenire? Perfino il grande guitto di casa nostra, il buon Dario Fo, ha indossato l'elmo di Scipio, memore della sua marziale giovinezza. D'altra parte, i missili da crociera sono armi intelligenti, costruite dagli americani per colpire soltanto gli antidemocratici. Obama garantisce che gli effetti collaterali non sono dannosi. E se lo dice lui, che è Nobel per la pace, come si potrebbe metterlo in dubbio? Se poi qualcuno pensa che le forze occidentali agiscano per fare i propri interessi, ma del popolo libico se ne infischino, costui certamente è in malafede. Del petrolio non importa nulla a nessuno, se non ai petrolieri che in Occidente contano esattamente come qulasiasi altro cittadino: una testa, un voto!....

Lampedusa, un'isola nell'abisso

Fabio Polese
LAMPEDUSA – La situazione dell’isola italiana di Lampedusa è un qualcosa di irreale. Gli immigrati sono ovunque, come zombi, in gruppi più o meno numerosi, camminano nella città fantasma. Ovunque c’è un via vai continuo di forze dell’ordine che, secondo le fonti ufficiali, sono circa 400 unità divise tra Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza ed Esercito.
Avanti e indietro monitorano le vie della città e le nuove imbarcazioni che potrebbero arrivare da un momento all’altro. Sopra il porto, una piccola collina è invasa di sporcizia e di ripari per la notte fatti con mezzi di fortuna presi qua e là dagli immigrati. Nei negozi, alcuni chiusi e altri aperti, si mescolano gli abitanti lampedusani e i nuovi arrivati. “Noi non siamo razzisti, vogliamo continuare a vivere con dignità nella nostra isola, rivogliamo la nostra tranquillità” mi dice Giusi, una ragazza trentenne del posto che fa eco ai molti altri abitanti con cui ho avuto il piacere di confrontarmi e di parlare.
L’economia dell’isola di Lampedusa si regge - da sempre – attraverso la pesca e il turismo. La pesca, tra alti e bassi, continua. Il turismo, per ovvie ragioni, è al collasso. Proprio come l’isola. Maria, un’amica di Giusi, mi racconta della vita semplice e bella che tutti gli isolani sono abituati a fare,mi dice con un tono secco e ricco di ricordi ormai lontani:“lasciavamo le chiavi delle macchine attaccate al quadro”. Seppur possa sembrare una banalità, credo che il significato di quest’ultima affermazione, possa benissimo sintetizzare il radicale cambiamento della vita dei lampedusani. E perché no, anche quella di tutti gli italiani. L’emergenza immigrazione che soffoca l’isola da ormai due mesi non è più sostenibile come non è più sostenibile la barzelletta della convenzionale accoglienza tout court. La situazione di crisi attuale non lo permette. E se ne dovrebbero accorgere anche i fautori della solidarietà pace and love. A parole è tutto bello e tutto possibile. Ma nella realtà le cose cambiano.....

lunedì 28 marzo 2011

Ho paura

Giuliano Corà
La catastrofe nucleare del Giappone –che, al modico costo di qualche migliaio di morti (oggi e in avvenire), ci permetterà di vincere il referendum di giugno-  ha avuto anche, come effetto collaterale, quello di riaprire il Gran Barnum di nani, ballerine e bestie varie: Entrino, entrino, siòre e siòri: più gente entra più bestie si vedono’.Cialtroni più o meno competenti, spesso pochissimo. Idioti più o meno utili. Sicofanti prezzolati. Criminali manovratori del vapore. Tutti, tutti si sono scatenati in un’orgia di scemenze che sarebbe grottesca se non fosse assassina. Abbiamo potuto sentire ogni cosa. Che Fukushima è stata la dimostrazione della capacità giapponese di gestire in sicurezza il nucleare. Che tanto rumore per nulla: a Tokyo la radioattività è come nel centro di Roma. Che d’accordo, però bisogna lasciarsi ogni porta aperta senza precludersi niente.....

Il gremlin dell’Elisèo

Alain de Benoist
Mal preparate, male impiegate, condotte in una totale approssimazione per loro obiettivi strategici a lungo termine, le operazioni militari in Libia hanno suscitato fin dall’inizio implicite reticenze o aperte critiche del tutto giustificate. La Germania non è favorevole, la Cina e la Russia sono contrarie, e la grande maggioranza dei Paesi arabi pure. E tuttavia le operazioni militari proseguono. Continuano perché l’ha voluto Nicolas Sarkozy: questa è diventata la sua piccola crociata personale. Ma perché?
Correntemente vengono avanzate due ipotesi.
La prima è che Sarkozy, in questo modo, speri di fare risalire la sua popolarità, oggi ridotta al minimo: all’inizio di marzo, il capo di Stato francese aveva a suo favore solo il 22% dell’opinione pubblica, i trequarti dei Francesi gli erano contro.....

I "ribelli libici" di al-Qaida

I RIBELLI LIBICI DELLA CIA SONO GLI STESSI TERRORISTI CHE HANNO UCCISO TRUPPE STATUNITENSI E TRUPPE NATO IN IRAQ. Uno studio di West Point mostra che l’area di Bengasi, Derna e Tobruk era leader mondiale nel reclutamento di bombaroli kamikaze di al Qaida

Di Webster G. Tarpley
Fonte: Luogocomune

L’attuale aggressione militare alla Libia è stata motivata dalla risoluzione ONU 1973 con la necessità di proteggere civili. Le dichiarazioni del Presidente Obama, del Primo Ministro britannico Cameron, del Presidente francese Sarkozy e di altri capi di Stato hanno posto l’enfasi sulla natura umanitaria dell’intervento, che si dice avrebbe lo scopo di prevenire un massacro delle forze pro-democrazia e degli attivisti dei diritti umani da parte del regime di Gheddafi. Al tempo stesso, tuttavia, molti commentatori hanno espresso ansietà a causa del mistero che circonda il governo di transizione anti-Gheddafi, emerso all’inizio di marzo nella città di Bengasi, che si trova nella regione della Cirenaica, nell’est della Libia. Questo governo è già stato riconosciuto dalla Francia e dal Portogallo come il solo legittimo rappresentante del popolo libico. Il consiglio dei ribelli sembra composto di circa 31 delegati, molti dei quali sono avvolti nell’oscurità più totale. Inoltre, i nomi di oltre una dozzina di membri del consiglio dei ribelli vengono tenuti segreti, si dice che sia per proteggerli dalle rappresaglie di Gheddafi. Ma possono esserci altre ragioni per l’anonimato di queste figure. Nonostante molte incertezze, le Nazioni Unite e i vari paesi principali della NATO, inclusi gli Stati Uniti, sono accorsi per assistere le forze armate di questo regime ribelle, con attacchi aerei, che hanno portato alla perdita di una o due aerei della coalizione e a una prospettiva di altre perdite ancora peggiori in futuro, specie se dovesse esserci un’invasione di terra. È giunta l’ora che il pubblico americano ed europea impari qualcosa di più riguardo a questo regime di ribelli che si suppone debba rappresentare un’alternativa democratica e umanitaria a Gheddafi.....

venerdì 25 marzo 2011

Fukushima. Nocciolo squarciato al reattore 3, e livello INES 6

Debora Billi
Sono le ultime notizie con cui il mondo ci dà il buongiorno. Di pochi minuti fa, la prima ci comunica che il nucleo potrebbe essere rotto:
L'Agenzia Nucleare giapponese ha comunciato che il nucleo di un reattore all'impianto di Fukushima potrebbe essere squarciato e stare causando una fuoriuscita di radiazioni. "E' assai probabile che ci sia una fuoriuscita al rettaore 3" ha dichiarato Hidehiko Nishiyama, portavoce della Japan Nuclear and Industrial Safety Agency a Tokio. Mentre acqua radioattiva è molto probabilmente fuoriuscita dal nucleo del reattore, potrebbe però anche essere stata originata dalle vasche delle barre esaurite sopra il reattore.
La seconda riguarda la gravità dell'incidente. Finora mantenuta al livello 5 (lo stesso di Three Miles Island), sembra che sia stata elevata al livello 6 poco fa. Notizia data per certa da Zerohedge e ancora in forse dall'ANSA....

giovedì 24 marzo 2011

La Baia dei Porci di Obama in Libia: aggressione imperialista straccia la Carta dell'ONU

Webster G. Tarpley
Washington DC, 19 marzo - Nei giorni scorsi dei missili cruise statunitensi e britannici insieme ad aerei da combattimento francesi e della NATO hanno partecipato all'Operazion Odyssey Dawn/Operazione Ellamy, un bombardamento neo-imperialista sotto finta copertura umanitaria contro lo Stato sovrano della Libia. Agendo sotto la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU le forze navali statunitensi nel Mediterraneo il sabato sera (ora locale) hanno sparato 112 missili cruise contro obiettivi che secondo il Pentagono erano collegati al sistema di difesa aerea della Libia. Tuttavia Mohammed al-Zawi, Segretario generale del Parlamento libico, ha detto in una conferenza stampa a Tripoli che il "barbaro attacco armato" e la "aggressione selvaggia" hanno colpito zone con edifici residenziali e uffici, nonché obiettivi militari, riempiendo gli ospedali di Tripoli e Misurata con vittime civili. Zawi ha accusato le potenze straniere di agire per proteggere una cricca di ribelli, che contiene famigerati terroristi. Il governo libico ha reiterato la richiesta alle Nazioni Unite di inviare osservatori internazionali a riferire oggettivamente sugli eventi libici.....

Nube radioattiva sull’Italia. “Nessun allarmismo”, tutti d’accordo (o quasi)

Andrea Bertaglio
L'Ispra e il ministero della Salute: "Nessun rischio per la popolazione". Ettore Capri, esperto dell'Università Cattolica di Piacenza: "Controllare i prodotti agrari".
Una nube carica di iodio radioattivo proveniente dalla centrale di Fukushima è in arrivo stasera sull’Italia. Sembra però escluso ogni rischio per la popolazione. Il livello di radioattività rimane “ben al di sotto dei livelli di allarme”, afferma Giancarlo Torri, responsabile del Servizio misure radiometriche del Dipartimento nucleare dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). “Non si rileva alcun segnale di incremento di radioattività né sull’Italia, né sull’Europa. Né rischi per la popolazione”.
Anche l’Agenzia francese per la sicurezza nucleare ritiene “minime” le quantità di radiazioni che stanno attraversando l’Europa: da mille a diecimila volte inferiori a quelle giunte nel 1986 da Chernobyl.....

mercoledì 23 marzo 2011

La questione nucleare

Eduardo Zarelli
Dopo l’approvazione, nel luglio 2009, della cosiddetta “Legge Sviluppo” e del decreto legislativo n.31 del 15 febbraio 2010, sono state ormai poste le basi per il ritorno dell’Italia alla produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Ora, alla luce della catastrofe in Giappone si riapre il dibattito e la stessa autorità politica sembra voler prendere tempo per la riflessione indotta. La cancelliera Angela Merkel ha oggi dichiarato che «Più presto la Germania uscirà dal nucleare meglio sarà». La Germania è l'unica tra le maggiori nazioni del mondo ad essere determinata ad abbandonare l'energia nucleare per i rischi correlati a questa tecnologia. La maggiore economia europea sta stanziando miliardi di euro per usare le fonti rinnovabili in modo da soddisfare i suoi bisogni. Era programmato che la transizione avvenisse per gradi nei prossimi 25 anni, ma il disastro alla centrale di Fukushima ha accelerato il processo.....

lunedì 21 marzo 2011

La fine della sovranità italiana

Pino Cabras
Trovarsi in guerra senza nemmeno sapere perché. Questo ormai tocca in sorte a milioni di persone, milioni di telespettatori che prima assistevano ai salamelecchi pro Gheddafi e ora vedono le immagini dell’attacco militare occidentale, poi vedranno una guerra ancora più grande e catastrofica. Era un’altra musica nell’ottobre 2008, quando Giulio Andreotti, Nicola Latorre, Vittorio Sgarbi, Beppe Pisanu, erano al cospetto del Colonnello con la loro brava fascia verde e il cappello bipartisan in mano, grati per il fresco impegno libico che salvava la banca Unicredit dal disastro innescato dagli scricchiolii finanziari dell’Impero in crisi. La spola di politici italiani per Tripoli era continuata per anni, sotto l’occhio benevolo di Re Bunga Bunga. Ma ora hanno tutti votato per la guerra. Perché?
Escludiamo i motivi umanitari. Nicolas Sarkozy solo pochi mesi fa offriva aiuti militari a Ben Alì per soffocare nel sangue l’inizio della rivolta tunisina. David Cameron e Barack Obama non hanno mica bombardato i carri armati del re del Barhein, che invece continua a sparare sulla gente che protesta, mentre l’Onu dorme. Zapatero e Berlusconi non hanno offerto le loro basi per imporre un’urgente No Fly Zone sopra il cielo di Gaza mentre Israele bruciava la popolazione civile con il fosforo bianco e le bombe DIME. Piero Fassino, responsabile esteri del PD, durante la strage di Gaza, esprimeva solidarietà a Israele.....

21 marzo 2011- riepilogo della giornata di ieri e situazione sul frtonte afro-asiatico

a cura di TNEPD


Ieri, 20 marzo 2011, era notoriamente domenica ed una soleggiata domenica di pre-quaresima era il giorno piu’ consono per cominciare il bombardamento cristiano sui miscredenti musulmani. Cosi’ e’ stato. La crociata e’ partita. Obiettivo della campagna? Fotterli tutti, gli ottomani bastardi. Si parte dalla Libia e poi via! dritti fino a Gerusalemme. E dove senno’?
I piu’ svelti a sganciare le bombe sono stati i piloti francesi ed inglesi. Gli altri si sono voltati un attimo all’altra parte, qualcuno ha starnutito, poi tutti si sono girati di nuovo verso Tripoli con sguardo curioso, stupiti forse dal comportamento anomalo di questi libici che si riuniscono intorno ai “loro” palazzi del potere per difenderli in qualita’ di scudi umani. Osservato dal punto di vista di un italiano, converrete, e’ un comportamento anomalo.
Gheddafi ha aperto la santabarbara al popolo, ha armato un milione di libici, gente comune. Gesto onorevole, diciamo, ma… cosa avra’ distribuito? Pistole? Fucili? Kalashnikov o M-16 se va bene? Dimmi te a cosa servono se, per salvarli, gli occidentali arrivano con i cacciabombardieri. Gheddafi non puo’ mica armare un milione di civili libici con missili terra-aria. Manco ce li ha. Avra’ distribuito fucili per dare un tono alla resistenza, per difendersi almeno dai twittaroli di Soros e dai mercenari dell’ONU gia’ paracadutati sul territorio. Chissa’ perche’ fanno tutto questo, i libici. Proprio non vogliono lasciarsi salvare dai bombardamenti euro-americani. Curioso

domenica 20 marzo 2011

"L'ora segnata dal destino": dall'arcobaleno al tricolore e alle bandiere monarchiche.

Andrea Russo
Nel 2003, 14 anni, dai finestrini dell'autobus vedevo mezza città rivestita di bandiere della pace. Dal centro ai quartieri popolari.
"A sinistra", a cominciare da quella "radicale", gli attivisti e simpatizzanti di base davano per scontato (senza pensarci neanche un secondo) che bisognasse opporsi all'intervento armato sanguinario a guida amerikana contro l'Iraq di Saddam Hussein.
Il movimento per la pace del 2003-2004 riuscì a condizionare, in parte, i "non addetti ai lavori": dichiarare il proprio no alla guerra e invocare il rispetto dell'art. 11 della Costituzione non era roba pesante, una fissa solo per sfigati, punkabbestia, centri sociali, no-global, noiosi iscritti ai circoli di partito. Furono tanti cittadini normali a mettere le bandiere arcobaleno sui balconi di casa. Certo, non tutti. Certo, molti di loro poi non sono scesi in piazza per manifestazioni e cortei.
Ma l'importante fu riuscire ad aprire gli occhi di tanta gente comune (e non politicizzata) nel paese. Sensibilizzazione, con la S maiuscola.....

sabato 19 marzo 2011

L’Italia ha già perso la sua guerra di Libia

Dopo aver celebrato in sordina il Centocinquantenario dell’Unità, il Governo italiano ha scelto d’aggiungere ai festeggiamenti uno strascico molto particolare: una guerra in Libia. Un conflitto che sa tanto di amarcord: la Libia la conquistò Giolitti nel 1911, la “pacificò” Mussolini nel primo dopoguerra, e fu il principale fronte italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa volta, però, le motivazioni sono molto diverse.
Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: solo uno sprovveduto potrebbe pensare che l’imminente attacco di alcuni paesi della NATO alla Libia sia davvero motivato da preoccupazioni “umanitarie”. Gheddafi, certo, è un dittatore inclemente coi suoi avversari. Ma non è più feroce di molti suoi omologhi dei paesi arabi, alcuni già scalzati dal potere (Ben Alì e Mubarak), altri ancora in sella ed anzi intenti a soffiare sul fuoco della guerra (gli autocrati della Penisola Arabica).....

Una partita con carte truccate

Monia Benini
Abbiamo seguito le vicende della Tunisia, dell’Egitto e (oltre a qualche notizia en passant su altri paesi dell’area nord-africana/medio orientale) della Libia. Abbiamo assistito a quel risveglio tanto temuto da Brzezinski (co-fondatore con David Rockefeller della Commissione Trilaterale e regolare partecipante del Bilderberg e del Council on Foreign Relations), rispetto al quale l’Occidente sta applicando un nuovo approccio.  Come scrive Andrew Gavin Marshall nel suo articolo, Are We Witnessing the Start of a Global Revolution?, è stata avviata una strategia di” democratizzazione “, con l’obiettivo di organizzare, finanziare e dare aiuto diretto alla società civile nazionale per la produzione di un sistema democratico, fatto a immagine Occidentale(…). (…) il progetto di “democratizzazione” implica la creazione di strutture esteriori visibili di uno stato democratico (elezioni multipartitiche, attività della società civile, “indipendenza” dei media, ecc) con annessa  sottomissione alle corporazioni della Banca Mondiale, del  FMI, delle multinazionali e delle potenze occidentali “.....

L’Italia è in guerra!

Carlo Gambescia
Quel che non viene detto - ma che è possibile leggere in tutti i manuali di diritto internazionale - è che l’istituzione di una zona area limitata è un atto di guerra. Quindi tecnicamente, visto che i caccia dell’alleato francese stanno sorvolando la Libia, e non importa su mandato chi, fosse pure Padreterno, l’Italia, che l’ha condiviso (il mandato) e in guerra con l’ex alleato libico.
Una guerra che inizia, quasi per caso (visto che non si capisce quali siano gli interessi italiani) e che potrebbe non finire più... Perché, anche ammesso che Gheddafi venga, in qualche modo, destituito, la Libia, ancora divisa in tribù, rischia di trasformarsi, secondo alcuni specialisti della materia, in una nuova Somalia…

Una pagina infame

Gianfranco La Grassa
Non so quanti ricordino il finale indegno e criminale della “prima guerra del Golfo”. Gli iracheni erano chiusi nei bunker vicini al confine con il Kuweit, ma ormai avevano perso la guerra. Gli Usa pretesero, per terminare le operazioni, che uscissero dai bunker e si ritirassero verso Bagdad. L’esercito iracheno non si fidava ed esitava a uscire allo scoperto. Intervenne l’Urss dell’osceno Gorbaciov (ormai alle sue battute finali; stava per uscire di scena, lasciando ad Eltsin il compito di disfare del tutto l’Unione Sovietica). Non ricordo il nome del pallido Ministro degli Esteri sovietico, spilungone. Lo rammento però bene in TV mentre inviava pure lui agli iracheni il perentorio ordine di assecondare il diktat americano, facendo garante il suo paese dell’esecuzione dell’accordo.
L’esercito iracheno uscì e si avviò verso Bagdad, quindi in evidente ritirata (per avanzare avrebbe dovuto andare incontro agli americani). Gli Usa dichiararono che il segnale non era chiaro e bombardarono le colonne in ritirata, massacrando alcune decine di migliaia di soldati (secondo fonti nostre, sentite alle nostre TV), con carri armati e tutto l’equipaggiamento.....

venerdì 18 marzo 2011

Pronto in tavola un piccolo Iraq, a due passi da Lampedusa

Carlo Bertani
Se leggete attentamente la risoluzione ONU sulla Libia[1], v’accorgerete che è il solito copia/incolla di quella sul Kosovo del 1999: differenze di dettaglio.
Le aviazioni “alleate” avranno via libera per bombardare le forze di Gheddafi le quali – per il Diritto Internazionale – sono l’esercito nazionale libico, le forze armate della Libia: e, questo, comunque la pensiate su Gheddafi o sui cosiddetti “ribelli”. 
In altre parole, ancora una volta, l’ONU concede ad una ben precisa parte – se li contate, ci sono tutte le ex potenze coloniali – di bombardare come e quando vorranno in Libia. Nel nome della difesa dei “patrioti”, ovvio.
Ecco, dunque, che una dozzina di Paesi dell’Occidente hanno dichiarato guerra alla Libia senza dichiararla ufficialmente, come usa fare da quando la guerra è stata bandita come “crimine contro l’umanità”....

Sarkozy voleva appioppare centrali nucleari anche a Gheddafi

Debora Billi
Da qualche giorno mi chiedo come mai Sarkozy sia così avvelenato (per dirla alla romana) con Gheddafi. Dopo essere stato infaticabile promotore della no-fly zone, non pago ora preme per un attacco immediato con una foga che spaventa persino gli americani, indotti all'insolito ruolo di pompieri delle velleità belliche altrui.
Così, sono andata a vedere cosa gli avrà mai fatto Gheddafi a Sarkozi, per farlo così arrabbiare. Apparentemente, proprio nulla. Anzi: nel 2007 il colonnello era stato ricevuto all'Eliseo con tutti gli onori, tra proteste e polemiche dell'opposizione francese (un po' come successo qui da noi).
Ma Sarkozi aveva tirato diritto: senza arrivare al baciamano, ha concesso a Gheddafi di piantare la tenda all'Hotel de Marigny, dove scendono gli ospiti d'onore. Poi il colonnello ha visitato Versailles, ha partecipato a battute di caccia, ha avuto ben due incontri col Presidente. E alla fine del corteggiamento, si è arrivati al dunque: le firme. Vogliono tutti i quattrini, dalla Libia. Sia mai che i soldi che gli diamo per il petrolio se li tengano, devono in qualunque modo rimetterli in tasca a noi.....

Dal disordine non programmato al disordine programmato

Intervista di Fabio Polese a Giulietto Chiesa da AGENZIA STAMPA ITALIA
Ci sono corsi e ricorsi storici e la storia ci insegna che certi eventi sono epocali e che possono ripetersi. Nel 2001 ci fu quello che sappiamo che anticipò la crisi finanziaria che era già nei fatti in stato di maturazione, anche se non era ancora esplosa. Secondo lei, i fatti che stanno accadendo nel Nord Africa a che cosa preludono?
Sono sintomi generali di un disordine non programmato che deriva dall'inizio della fine del dominio imperiale statunitense. Una parte dell'umanità avverte che sta venendo meno la funzione di dominio. E comincia a cercare proprie risposte ai drammatici problemi che vive. L'età media dei paesi in rivolta è vicina ai 30 anni. Una nuova generazione – la generazione non di Twitter o di Facebook, ma di Al Jazeera, che legge gli avvenimenti mondiali su una tv in arabo.
Siamo in una nuova fase sperimentale di esportare la democrazia? Se fosse così, cosa ci attende dietro l'angolo?
L'esportazione della democrazia è già finita. L'Occidente non può più esportare quello che non ha più.....

giovedì 17 marzo 2011

Decrescita: utopia o autentica alternativa?

Alain de Benoist - Manuel Zanarini 
Il filosofo francese ci ha fatto l'onore di concederci una breve intervista. Il pensiero del filosofo francese è di fondamentale importanza e di drammatica attualità. La crisi economica e finanziaria sta portando i “padroni della globalizzazione” alla distruzione dello stato sociale e all'impoverimento delle classi lavoratrici; ma, da nessuna parte si sentono voci di un ripensamento del “capitalismo selvaggio”, vero responsabile dello “stato del mondo”. Il crollo della “finanza virtuale”; il colossale indebitamento a cui tutti noi siamo sottoposti dal mercato; il caso dell'inquinamento della BP; la devastazione delle risorse naturali, come l'Amazzonia, ecc. non stanno spingendo i “grandi della Terra”, verso un cambio di rotta. In questa situazione, dobbiamo essere noi a prendere in mano la situazione e reimpostare la nostra vita in modo più sobrio, locale, comunitario e ecologicamente sostenibile. Per fare questo deve cambiare la nostra concezione di vita e del rapporto con la Natura. Le riflessioni di De Benoist sono una “luce” e una guida per condurci su questo arduo, ma necessario, cammino....

mercoledì 16 marzo 2011

Nucleare, un futuro radioso o radioattivo?

Michele Brunati
Siamo sempre lì. Tutte le volte che succede un incidente nucleare di un certo rilievo o che si fanno i conti di quanto ci viene a costare la dipendenza dal petrolio, i soliti amanti dell'energia atomica rilanciano l'idea perversa di riaprire al nucleare. E giù con la storia del fabbisogno energetico la cui crescita viene sempre data acriticamente per scontata e della cui effettiva necessità o meno nessuno vuol mai parlare. Dicono che serve energia per costruire con crescente frenesia nuovi modelli di automobili, frigoriferi, lavatrici, computer, telefonini, tutte cose che, a parte qualche pezzo in plastica, di innovativo non hanno nulla se non il compito di farci buttare nelle discariche (quasi sempre abusive) quelle che già abbiamo e che funzionano benissimo. Quando affermano che ci si deve affrancare dalla dipendenza del petrolio e dunque anche da quella dei Paesi Arabi hanno mille ragioni, però trascurano sempre il fatto che noi l'uranio non ce l'abbiamo, neanche a pagarlo a peso d'oro. Dunque si passerebbe da una dipendenza all'altra. E, guarda caso, i loro calcoli del costo al kWh non tengono mai conto delle spese di smaltimento delle scorie e delle conseguenze sulla nostra salute in caso di incidente. A distanza di quasi venticinque anni dall'infausto 26 aprile 1986 si riscontrano ancora oggi gravi ripercussioni genetiche sugli innocenti nati dopo il disastro del reattore n.4 della centrale nucleare di Chernobyl. Perché mai nessuno dei filo-radioattivi ci dice quanto verrebbe ad incidere sul costo del kWh una simile sciagura?....

Quanto ci costa (davvero) l'energia dell'atomo

Giorgio Nebbia
Dall'uranio alle scorie: nell'intero ciclo rischi per l'ambiente e l'economia.
Tutti vivi a Fukushima. Ricalco il titolo di un celebre libro di Dario Paccino, "Tutti vivi ad Harrisburg", scritto dopo l'incidente alla centrale nucleare americana di Three Mile Island, vicino Harrisburg, appunto, in Pennsylvania. Anche allora, come oggi in Giappone, si ebbe un'interruzione del flusso di acqua che "deve" raffreddare continuamente il nocciolo di un reattore, quell'insieme di tubi in cui avviene la fissione dell'uranio (e del plutonio) con liberazione del calore. Se cessa il riscaldamento, anche se la reazione di fissione nucleare viene interrotta, gli elementi radioattivi all'interno dei tubi del "combustibile" continuano a liberare calore che può provocare l'idrolisi dell'acqua con formazione di idrogeno, quello che si è incendiato e ha provocato la (o le) esplosioni degli edifici delle centrali giapponesi. Non si può dire oggi quante persone siano state contaminate dalla radioattività, quante siano morte o moriranno per esposizione alle radiazioni. Di certo gli incidenti giapponesi hanno provocato l'interruzione della distribuzione dell'elettricità in vaste parti del paese che tanto aveva puntato, per soddisfare la fame elettrica delle sue fabbriche e città e metropolitane, su 55 centrali nucleari, a drammatica riprova della fragilità di questa tecnologia.....

lunedì 14 marzo 2011

Meno Pil per tutti…

Serge Latouche - Nanni Riccobono
Intervista all’economista e filosofo francese, teorico della “decrescita”

Serge Latouche è un signore allampanato e molto gentile che incarna, con la sua teoria della decrescita, ogni possibile immaginario legato alla cosiddetta “qualità della vita” che sia stato pensato e propugnato negli ultimi decenni. Non ha e non usa il cellulare e viaggia senza portatile, adopera la corrispondenza via mail ma solo a casa sua, a Parigi. È un economista, ma com’è noto “predica” l’uscita dall’economia che considera una categoria storica convenzionale costruita per parlare di fenomeni vissuti, e non un’essenza eterna ed immutabile. Dunque, contro ogni “principio” economico vede nella crescita il nemico dell’umanità. Molti lo giudicano un pazzo, soprattutto a sinistra; altri, sempre a sinistra, lo considerano un profeta. In realtà la sua teoria è molto meno immaginifica della vulgata ecologista, ha solide fondamenta economiche ma anche filosofiche e sociologiche e nel suo ultimo libro, Come si esce dalla società dei consumi (Bollati Boringhieri, pp. 192, euro 16), descrive percorsi che sono tutto sommato sensati e realistici e che non hanno molto in comune con l’idea di un ritorno bucolico a quella sorta di medioevo soggettivo che a volte si ritrova incarnato in alcuni suoi “seguaci”.....

“Processi perversi”: l’Italia e il caso di Carlo Parlanti.

Fabio Polese
Crimini e criminali (veri e/o presunti)
Il libro (e il raffronto con l’omicidio Kercher) nell’opinione di Fabio Polese

Ho conosciuto il caso di Carlo Parlanti in concomitanza con quello della studentessa Meredith Kercher assassinata a Perugia. Non c’è bisogno che parli del delitto perugino, i media hanno già costruito il caso come se fosse un tristissimo Truman show dal quale non è più possibile uscire. Quello che però mi ha incuriosito sin dall’inizio è stato l’effetto che l’arresto della studentessa americana ha provocato nell’opinione pubblica, nei media e nei politici made in Usa. Dopo la sentenza del Tribunale di Perugia contro Amanda Knox – giudicata colpevole dell’omicidio Kercher – il primo cittadino della città di Seattle – gemellata con la città di Perugia -, Mike McGinn, aveva deciso di sospendere l’iniziativa di intitolare un parco di Seattle proprio a Perugia. Quasi a significare che, la signorina Knox, sia la vittima scelta dalla magistratura italiana. La decisione del Sindaco della cittadina statunitense aveva fatto “innervosire” anche il primo cittadino di Perugia che gli aveva scritto una lettera dove sottolineava: “La vicenda di Amanda Knox è una vicenda esclusivamente giudiziaria e l’amministrazione della giustizia in Italia compete allo Stato, non alle città: le relazioni tra le comunità di Perugia e Seattle non c’entrano nulla, nè devono entrarci in alcun modo”.....

Le rivoluzioni scippate ed addomesticate

Pietro Ancona
 La signora Clinton che fa  come le due signore che l'hanno preceduta nell'importante incarico di Segretario di Stato  Madeleine Albright e Condolence Rice il lavoro "sporco" dell'Impero, si recherà nei prossimi giorni in Egitto ed in Tunisia per incontrare i governi scaturiti dalle rivoluzioni
contro Mubarack e Ben Alì. Questi due governi non hanno  però  nessun rappresentante dei giovani di piazza Tahrir e di Tunisi. E neppure dei personaggi che si erano proposti come alternativa  come Mussa e Baradei  Sono ferreamente ancorati al passato ed al blocco sociale affaristico militare e mafioso che si è arricchito in trenta anni di dittatura tutt'altro che pacifica. Basti pensare che in Egitto lo stato d'assedio non è mai stato revocato dal 1980 e non lo è tuttora. In Tunisia affari e proprietà sono dei mafiosi siciliani  Proprietà immobiliari notevoli sono delle cosche mafiose trapanesi che considerano da sempre la Tunisia la loro Svizzera a due passi da casa.
 Non c'è dubbio che i due governi stiano aiutando in tutti i modi i rivoltosi di Bengasi.
Bengasi è alle spalle dell'Egitto che ha fornito ai rivoltosi armi in quantità enormi, mezzi, informazioni, contractors, specialisti ed aiuti provenienti dagli USA e dalla Nato....

Sta per esplodere il “Ring of Fire”?

Massimo Mazzucco
Ieri mattina molti abitanti della California sono stati risvegliati dall’allarme-tsunami: mentre alcune località costiere venivano evacuate, i più temerari si avventuravano verso le spiagge, per vedere di persona l’arrivo dell’onda distruttrice. (I più imbecilli fra loro decidevano addirittura di affrontarla con le tavole da surf, anche se alla fine sono stati “travolti” soltanto da una indecorosa spruzzatina di melma). Per fortuna non vi sono stati danni gravi, anche se la marea ha risalito le bocche dei fiumi, trascinando con sè dozzine e dozzine di barche e pescherecci.
Non vi sarebbe nulla di straordinario in tutto questo, se quell’onda anomala non fosse partita dal Giappone. La sera prima.
In altre parole, l’onda scatenata dal terremoto giapponese ha attraversato l’intero Oceano Pacifico in pochissime ore, viaggiando alla velocità media di un aereo passeggeri: 800 Km. all’ora.
Naturalmente molti si sono subito accorti che stiamo parlando dei due estremi del cosiddetto “Ring of Fire”, ...

Il senso del limite

Alain De Benoist
Le società antiche capivano che non c’è vita sociale possibile senza considerare l'ambiente naturale. Citando Catone («Piantar l'albero per chi seguirà»), Cicerone scrive nel De senectute: «Alla domanda “Perché lo pianti?”, risponde senza esitare: “Gli Dei immortali vogliono che ereditare dagli ascendenti non mi basti, ma che anche trasmetta ai discendenti” (7, 24). La riproduzione durevole è stata infatti regola d'ogni cultura fino al XVIII secolo. Ogni contadino di una volta era un inconsapevole esperto in «sostenibilità». Ma anche i poteri pubblici spesso lo erano: Colbert regolava il taglio dei boschi per la ricostituzione delle foreste, facendo piantare querce che dessero legno alle navi trecento anni dopo.
I moderni hanno agito all'inverso, comportandosi come se le «riserve» naturali fossero moltiplicabili all'infinito - come se il pianeta, in ogni sua dimensione, non fosse uno spazio finito. In ogni attimo del presente hanno impoverito l'avvenire, consumando a oltranza il passato.....

domenica 13 marzo 2011

Fino a ieri eravamo "sciacalli" e adesso?

Monia Benini
Mentre esplode una centrale in Giappone, Chicco Testa - manager director di Rothschild Italia- definisce sciacalli coloro che sono contrari al ritorno del nucleare.
A Fukushima è esploso uno dei 4 edifici del complesso della centrale nucleare, in seguito al violento terremoto di ieri. Si parla di non meno di 45 mila persone costrette a lasciare le proprie abitazioni per motivi di sicurezza. La televisione Nhk ha mostrato una nuvola di fumo bianco sopra la centrale. E secondo l'emittente l'esplosione sarebbe stata molto più potente delle iniziali stime, al punto che si sarebbe polverizzata la gabbia desterna di contenimento di uno dei reattori. Il tetto e parte delle mura dell'edificio sono crollate e alcuni operai sarebbero rimasti feriti (http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_12/giappone-esplosione-centrale-nucleare_7d19a966-4c80-11e0-8264-fe1c829faf1a.shtml).
Passiamo rapidamente dal Giappone all'Italia e vediamo che "Ogni otto anni mediamente in Italia si verifica un terremoto con conseguenze da gravi a catastrofiche (da "Pericolosità sismica del territorio nazionale"a cura di Dario Slejko dell ‘ Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste). Nonostante ciò il Governo italiano si è lanciato nella corsa al ritorno del nucleare, sostenuto da una "comoda" opposizione (PD e IDV) che in Europa ha votato a favore, sostenendo la necessità di tale fonte di produzione di energia elettrica.....

mercoledì 9 marzo 2011

Il poligono di Quirra e il girone delle polveri sottili. Una storia che dura da anni

Stefano Montanari
In seguito all'esposizione mediatica, negli ultimi giorni è saltato alla ribalta il caso delle patologie riscontrate nella zona vicina al poligono di Salto di Quirra, in Sardegna. Eppure si tratta di un problema sanitario ed ambientale che esiste da tempo e che era stato finora ignorato. Ce ne parla Stefano Montanari, autore de Il girone delle polveri sottili.
"Come si sta facendo per l’uranio impoverito e come si è fatto per una lunga lista di prodotti tossici, si continua con la follia suicida di fingere che sia tutto perfettamente in ordine"
Iniziando da qualche settimana fa, quando si sparse la voce che la Procura della Repubblica di Lanusei aveva chiesto a mia moglie una consulenza sulle patologie riscontrate nella zona di Salto di Quirra con il suo immenso poligono militare, io sono martellato da richieste di notizie. Da quando, poi, la trasmissione Mediaset Le Iene ha mandato in onda qualche spezzone d’intervista sempre con mia moglie, le richieste si sono infittite.
Personalmente trovo a dir poco buffo come solo ora, per l’esposizione mediatica che c’è stata, si sia destato l’interesse per un problema su cui noi siamo impegnati da anni e di cui abbiamo scritto non saprei più quante pagine.....

Colonie

Giacomo Gabellini
Quando le menzogne relative alla morte di Salvatore Giuliano si fecero letteralmente colossali, il celeberrimo Tommaso Besozzi commentò il tutto con l'altrettanto celeberrima espressione "Di sicuro c'è soltanto che è morto". Parafrasando tale espressione con specifico riferimento alle "audaci" letture analitiche sciorinate da giornali, telegiornali, eruditi di corte, intellettuali da salotto, "irriducibili antimperialisti", relative all'attuale caos nordafricano, si potrebbe affermare a pieno titolo che di sicuro, c'è soltanto che il 90% di quelli che si sono espressi al riguardo non sa minimamente di cosa sta parlando. Come sempre accade nelle vicende umane, ciò che accade nel presente affonda le radici nel passato, ma la sciagurata e dilagante tendenza a snobbare la Storia fa si che tutto ciò venga ignorato, e che la realtà si analizzi solo ed esclusivamente con le miopi lenti dell'ideologia. Ma lasciando da parte queste miserie e venendo al nocciolo della questione, è bene, in primo luogo, ritornare all'epoca che suggellò il trionfo del colonialismo.....

Inventare malattie

Adolfo Di Bella
http://www.dibellainsieme.org/home.do
1. Ma quale ricerca!
«Le case farmaceutiche si sono trasformate in imperi commerciali capaci di vendere antidepressivi..., antidolorifici... e farmaci anticolesterolo... con gli stessi metodi utilizzati da Coca Cola o per vendere il Dash... Vendere farmaci, anziché scoprirli, è diventata l’ossessione dell’industria farmaceutica». Questo uno dei passi più incisivi dell’introduzione del libro della Petersen (pagina14).
Emerge, clamorosa, un’anomalia: che senso ha indirizzare una pubblicità così intensiva verso il malato? Questi viene considerato persona da curare o cliente da allettare? Appare moralmente lecita una politica simile e la parallela indifferenza delle autorità? E poi: visto che incidono fortemente sul prezzo, quanto costano al cittadino le spese promozionali delle case farmaceutiche?
Sono domande che tutti dobbiamo cominciare a porci, per sapere che fiducia possiamo dare a costoro, ai loro prodotti, a coloro che li prescrivono. Inoltre occorre riflettere su un’altra stranezza, e cioè la doppia pubblicità: quella rivolta ai medici e quella al cittadino. Un assedio opprimente che negli USA ha raggiunto livelli inimmaginabili e da noi si sta preparando a diventarlo, come facilmente ravvisabile nel recente incremento della pubblicità farmaceutica sui nostri teleschermi.....

martedì 8 marzo 2011

L'8 marzo anticapitalista di Napolitano

Paolo Bartolini
“Il consumismo riduce le donne a oggetto”, queste le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Napolitano per ricordare il senso dell’8 marzo.
Caro Presidente, le siamo grati di queste parole che veicolano timidamente un messaggio radicale. Tutti sanno, infatti, che il consumismo è il motore di una società in perpetua espansione, il modello culturale unico di un capitalismo che identifica – e non potrebbe altrimenti – lo sviluppo umano con la crescita quantitativa del PIL.
Se le donne, e gli uomini con loro, dovessero smettere di essere oggetti nel circuito feticistico delle merci, o addirittura dovessero tornare – con buona pace degli innocui teorici post-modernisti – a essere dei veri e propri soggetti protagonisti della loro vita, ciò significherebbe che è stata capovolta la cultura della dismisura e del consumo.....

Care le mie mimose

Gabriele Adinolfi
credete che ci sia qualcosa da festeggiare? Non so cosa abbiate da festeggiare.
Neppure è più il caso di disquisire sulle ragioni storiche che hanno originato questa festa o sulla piega che ha preso negli anni. Né serve più di tanto discutere  della condizione femminile di oggi.
Non so cosa ci sia da festeggiare perché non ci sono più i presupposti che originarono quelle rivendicazioni. Le donne volevano gli stessi diritti degli uomini; oppure volevano essere uguali agli uomini; o ancora volevano dimostrare di essere più brave degli uomini.
Qualunque cosa si pensi in merito, oggi non ha più senso, perché non ci sono più gli uomini.
La società eunucoide e matrigna ha insegnato a dis-educarli. Niente più sogni, niente più avventure, niente più libertà, niente più orgoglio. Imperano codici comportamentali e obblighi di ogni natura. Fin da bambini si è colpevolizzati per tutto ciò che rimanda alla virilità.
Fin da bambini si è rincitrulliti da valori sociali e culturali che assicurano la continuazione  dello stato fetale fino alla sua sublimazione finale nella castrazione: spirituale, comportamentale, culturale, esistenziale, legale.
E la donna? E la sua mimosa?
La donna-amazzone che voleva distruggere gli schemi della famiglia invece, senza nemeno acorgersene, ha  cessato di essere amante per diventare la  mamma-moglie di  stalloncini dalle voci bianche che si susseguono  al suo fianco, indifferenziati l'uno dall'altro, impegnati nella recitazione della commedia di coppia e che puntualmente la deludono.....

Via l'Italia dalla Nato,via la Nato dall'Italia

Fernando Rossi
Non è un retaggio della vecchia posizione di quando ero nel PCI, è una presa d'atto di ciò che la Nato è oggi e della necessità di recuperare la sovranità del nostro paese.
La Nato nacque per “difendere” i paesi che, in base alla spartizione del mondo decisa a Yalta, tra USA, URSS e Inghilterra,  erano stati assegnati agli angloamericani.
Sono passati più di 60 anni e l'Unione Sovietica non c'è più, ma la Nato è più strutturata e a guida USA di prima, perché ?
Ora, con la crisi libica possiamo osservare come si comportano le maggiori testate giornalistiche e le oligarchie politiche finite (tutte), volenti o nolenti, nella rete finanziaria, militare e culturale costruita dal pentagono e dalla grande finanza internazionale.
Gheddafi è il beduino incivile (e nessuno ci dice che le cose più brutte, come il trattamento dei profughi africani che l'attraversano per giungere in Europa, sono proprio quelle che noi europei abbiamo preteso e ottenuto dalla Libia, mentre le condizioni socio economiche dei libici sono  “invidiate” dalle popolazioni mediorientali, anche grazie alle risorse petrolifere).
Gheddafi è un pericolo per la pace in Medio Oriente (quando, sino alla vigilia dell'operazione che mira alla sua deposizione, ed in subordine, alla divisione in due della Libia, la Clinton lo definiva “fedele alleato”).....

La deriva occidentale

Eduardo Zarelli
La società dello spettacolo. Così Baurillard descriveva decadi fa lo scenario sociale, culturale e politico della tarda modernità occidentale. Le acrobazie dell’oggi sulle sponde del Mediterraneo, se non fossero di sostanza tragica, rimanderebbero più efficacemente all’arte circense, all'italica commedia dell'arte. La transizione internazionale avviatasi nel 1989, dalla caduta del muro di Berlino, è sfaccettata, complessa e non terminata per definizione. Sul ruolo egemonico statunitense però non vi sono dubbi di sorta. Differenti sono solo i giudizi di valore in merito, spacciati per oggettività scientifica, in realtà pure asserzioni ideologiche. Una ideologia non dichiarata, per questo unilaterale, pervasiva, trasversale che ha caratteri propagandistici e intolleranti in nulla difformi dai tentativi storici di omogeneizzare la società di massa in un pensiero unico, acritico, funzionale ai meccanismi sociali autoreferenziali del potere.  
Mettendo in fila gli episodi che collegano la guerra alla Jugoslavia, le due guerre irachene e quella afghana ancora in corso, svolte dalla comunità internazionale sulla spinta della volontà d’affermazione planetaria occidentale, l’11 settembre 2001 appare come un semplice drammatico acceleratore di velocità degli avvenimenti, con un tale repertorio di falsità e strumentalizzazioni, che a destra come a sinistra è difficile distinguere al peggio.....

lunedì 7 marzo 2011

Soluzione di continuità

Giacomo Gabellini
C'è un filo rosso che tiene ben legate l'attuale questione libica e quella, risalente a un ventennio fa, che segnò l'infausto destino dei Balcani. Un filo rosso fatto di esagerazioni, distorsioni, menzogne, inadeguatezze e quant'altro che hanno accompagnato la disgregazione della ex Jugoslavia e che stanno giocando un ruolo effettivo anche nel determinare gli esiti della rivolta libica. Era il 1991, quando l'Italia mise in luce la propria inconsistenza e nullità strategica, vanificando di colpo gli effetti della propria, lodevole linea di politica estera nei Balcani tenuta per un quindicennio (si pensi al trattato di Osimo del 1975), per esternare nulla più che flebili pigolii di protesta di fronte alle prepotenti rivendicazioni vaticane e tedesche in quell'area (che si erano tradotte con l'immediato riconoscimento di Slovenia e Croazia) considerate, da queste ultime, come zone in cui privilegiare la componente cattolica (Vaticano) o estendere la propria influenza egemonica (Germania). Fino ad allora i rapporti tra Roma e Belgrado erano stati ottimi, con l'Italia che era riuscita a ricucire i numerosi strappi con la Jugoslavia risalenti alla Seconda Guerra Mondiale dimostrando un non trascurabile abilità diplomatica, e fungendo da esempio - non emulato - per tutti i paesi europei assai recalcitranti a trattare con un paese comunista, anche se non aderente al Patto di Varsavia.....

Gli Spagnoli rimettono la Pesetas in commercio.

Corrado Belli
Gli Spagnoli hanno capito che con l’EURO faranno la fame e andranno sempre più in fondo al burrone di debiti, nella città di Mugardos a nord della Spagna, i commercianti hanno deciso di accettare la loro vecchia moneta come mezzo di pagamento, più di 60 commercianti si son messi d’accordo dopo un po’ di scetticismo e si sono dati da fare, la gente ha capito che è l’ora di rompere gli argini e di protestare contro la Politica di Brussel che in cosi poco tempo ha messo in ginocchio la loro economia, dal Turismo all’agricoltura, molti cittadini spagnoli hanno conservato una grande quantità della loro vecchia moneta e adesso la spendono comprando a basso prezzo quello che con l’Euro era diventato quasi un sogno comprare.
Anche da altre città distanti da Mugardos le persone si affrettano a fare compere risparmiando un bel gruzzolo di quattrini, nonostante i Km che devono fare per arrivare in quella città, ufficialmente la Pesetas è stata valutata al cambio con l’Euro: 166386 = 1 Euro, ciò ha portato in poco tempo un aumento raddoppiato dei prezzi nonostante le paghe sono state dimezzate in Euro, per 10.000 Pesetas si comprano oggetti e altro fabbisogno come ai vecchi tempi prima ancora che venisse introdotto l’Euro.
In Spagna l’euro fu introdotto nel 2002, ai cittadini venne detto che avevano tre mesi di tempo per cambiare la valuta da Pesetas a Euri, ma era una bugia, come accordato per tutti i paesi facenti parte alla UE si aveva tempo fino al 2010 di usare la moneta Nazionale, dopodiché doveva sparire, la stessa cosa fu fatta anche in Italia, la disinformazione regnò e regna ancora, tanto è vero che solo dopo pochi mesi dall’entrata dell’Euro da noi ..la Lira scomparse definitivamente, chi furono questi delinquenti che misero disinformazione? ..chi se non altro i lecca fondelli dei Media Nostrani al servizio dei loro bastonatori.....

L’ultima trovata del nucleare? Una centrale sottomarina

Andrea Bertaglio
Si chiama Flexblue ed è tutta francese: il primo prototipo dovrebbe essere installato nel mare della Normandia nel 2013 per poi entrare in funzione tre anni dopo. ma già monta la polemica degli ambientalisti per il quale ci sarebbe un rischio enorme per la flora e la fauna
L’ultima trovata nucleare? Una centrale subacquea. Si chiama Flexblue ed è tutta francese: il primo prototipo dovrebbe essere installato nel mare della Normandia nel 2013 per poi entrare in funzione tre anni dopo. Collocato sul fondale, il mini-reattore sottomarino sarà in grado di inviare sulla costa energia elettrica sufficiente ai bisogni di una città da 100.000 abitanti. La soluzione ideale, dice l’industria atomica transalpina, per Paesi con sbocco sul mare. Protetta dagli abissi marini, la centrale sarà al sicuro da attentati. Già, ma cosa accadrebbe in caso di incidente?....

giovedì 3 marzo 2011

Il tao della decrescita, incontro con Serge Latouche

Francesco Bevilacqua
Giovedì 24 febbraio, presso la traboccante aula magna del dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna, si è svolto un incontro con l’economista e filosofo – come dice lui stesso, ora che è in pensione può occuparsi di entrambe le cose – Serge Latouche, professore emerito dell’Università di Parigi, esponente di spicco del Movimento Anti-Utilitarista (MAUSS) e propugnatore della decrescita.
Il tema della giornata – organizzata da Andrea Segrè, ideatore dei Last Minute Market – era Come uscire dalla società dei consumi: il tao della decrescita, mutuato proprio dal titolo dell’ultimo libro del pensatore francese uscito in questi giorni per Bollati Boringhieri, Come si esce dalla società dei consumi.
Il concetto di base con cui Latouche apre il suo intervento è quello che richiama la necessità di uscire dall’economia capitalista, che rappresenta il modello attraverso il quale si realizza la società della crescita. Per fare questo, il primo passo consiste nel rompere il paradigma tipicamente occidentale del 'sempre di più', basato sulla dicotomia produzione-consumo che ha portato a ciò che oggi viene chiamato globalizzazione.....

I satelliti russi: la piazza libica non ha subito alcun raid aereo

Pino Cabras
Le immagini del suolo libico, viste dallo spazio russo, smentiscono una delle leggende mediatiche di questi giorni, ossia i bombardamenti aerei sulla folla dei manifestanti. Ci sono ancora organi d'informazione importanti che ripetono questa storia regalando brividi di orrore a milioni di persone. Il pretesto per l’«intervento umanitario» in questi giorni parte sempre dalla traccia di una strage mai vista. I militari russi sostengono che questi ipotetici raid aerei ordinati da Gheddafi contro gli oppositori in piazza non sono invece avvenuti.
Lo affermano addirittura al livello dei capi di stato maggiore riuniti: dalla grande mole di immagini satellitari registrate nel corso della crisi non hanno ricavato una sola traccia dei bombardamenti, gli atroci raid raccontati senza prove da tutto il mainstream occidentale e dalle principali catene televisive arabe.....

La chiarezza di Chavez sull'ipocrisia USA

Valerio Lo Monaco
Non ha usato mezzi termini, come suo solito, il presidente venezuelano per mettere a fuoco la situazione della politica internazionale in merito alle prese di posizione su quanto sta avvenendo in Libia. Chavez, tra le altre cose, ha il pregio di rendere la diplomazia comprensibile ai più in occasioni del genere. Il presidente è “sicuro che gli Stati Uniti stanno esagerando le cose per giustificare una invasione in Libia", e ancora che "sono impazziti per il petrolio libico”.
Si riferisce naturalmente alla neanche tanto velata volontà, da parte dell'Occidente e in primo luogo degli Usa, di iniziare una ennesima missione umanitaria in Libia.
Le dichiarazioni della Clinton dei giorni scorsi, volte a posizionare gli Stati Uniti al fianco dei ribelli, sono da considerarsi in tal senso, con una ulteriore precisazione, naturalmente, ben oltre l'ipocrisia di un governo, quello Usa, che praticamente in ogni dove nel mondo vi siano risorse da sfruttare e capi di governo da insediare al proprio soldo per perpetrare i propri affari non si tirano indietro per nessun motivo al mondo. Così come non badano a spese, e a coinvolgere l'Europa, per affrontare campagne militari dietro la falsa e bieca motivazione dell'impegno umanitario......

La cara amica banca ti prende 3 euro per un prelievo in agenzia

Fabio Polese ASI
Come se non bastassero le commissioni, i vari canoni, i tan e i taeg, adesso, quando decideremo di ritirare i nostri soldi dal proprio conto corrente bancario in maniera fisica e non  elettronica  – da un bancomat -, dovremo pagare l’operazione. La BNL, la banca guidata da Fabio Gallia, ha inviato delle lettere ai propri correntisti nelle quali vengono avvisati che dal 18 aprile 2011 per qualsiasi prelievo di liquidi in agenzia inferiore ai 2000 euro dovranno versarne 3. Il caso della BNL è soltanto l’ultimo – per ora –  degli istituti finanziari che già chiedevano una cifra che va da un euro a tre euro per il ritiro dei contanti in filiale. Alessandra Puato in un articolo del primo marzo appena trascorso, scriveva per il Corriere della Sera: “Ciò che fino a ieri era un’eccezione, sta diventando la regola. Nelle ultime settimane hanno deciso di applicare questa commissione anche Mps e Ubi. Si aggiungono a Cariparma, Popolare di Milano e Unicredit. Nelle sei banche analizzate, i costi per un prelievo di denaro allo sportello variano fra uno e tre euro.....

mercoledì 2 marzo 2011

Con il decreto del governo in fumo 120mila posti di lavoro

Col decreto Romani gli incentivi al solare fotovoltaico verrebbero ‘tagliati’ a decorrere dal 1° gennaio 2014, o al raggiungimento del ‘limite’ fissato in 8.000 Megawatt di potenza. I produttori infuriati: si vuole paralizzare il settore. E’ proprio il blocco degli incentivi la disposizione contenuta nella proposta di decreto – 43 articoli suddivisi in nove titoli – che dovrebbe essere portato all’esame del prossimo Consiglio dei Ministri. La questione relativa agli incentivi viene trattata all’articolo 23, comma 11, lettera ‘d’ che abroga “la trattabilità degli incentivi” a decorrere dal primo gennaio 2014 (norma contenuta all’articolo 7del decreto legislativo n.387/03).

Nel caso in cui – prosegue il testo del provvedimento – “l’obiettivo per il solare fotovoltaico” fissato a 8.000 megawatt per il 2020 venisse raggiunto prima, è “sospesa l’assegnazione di incentivi per ulteriori produzioni da solare fotovoltaico”. Questo – si legge nel decreto – fino a nuova “determinazione” da parte del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Ambiente, sentita la Conferenza unificata. E non si è fatta attendere la ‘levata di scudi’ dell’industria del fotovoltaico contro il provvedimento legislativo:....

Afghanistan: combatti, muori e al ritorno… Un funerale di Stato

Michele Mendolicchio
Ogni volta che arrivano brutte notizie dall’Afghanistan o da altri fronti in cui siamo impegnati militarmente è il solito profluvio di dichiarazioni di cordoglio e di circostanza.
“Siamo lì per stabilizzare l’Afghanistan…”, “siamo lì per tenere lontano il terrorismo da noi…”, “siamo lì per portare la democrazia…”, queste sono le frasi che ci propinano i nostri politici e gli strateghi delle missioni di pace ogni qualvolta arriva la notizia di un attentato. Ma ci rendiamo conto che sono già passati 10 anni d’occupazione dell’Afghanistan? E nulla è cambiato.
Si continua a perseverare in questa tragicommedia dell’esportazione della democrazia, dettata dagli anglo-americani.
E così siamo arrivati alla 37sima bara avvolta nel tricolore, con il solito corollario di dolore e di cordoglio bipartisan. Rispetto per i nostri morti come per tutti gli altri, compresi i civili afghani vittime delle bombe democratiche però smettiamola con questa pantomima dei missionari di pace. Siamo lì perché ce l’hanno imposto gli anglo-americani, con il pretesto della guerra al terrorismo.....

martedì 1 marzo 2011

Sette interrogativi sulle rivolte islamiche

Matteo Simonetti
La mancanza di osservazione è ciò che contraddistingue la massa odierna. Questa superficialità e la tendenza a mettersi supini è ciò che fa prosperare senza problemi gli attuali autocrati dell'occidente pseudo-democratico. Prendiamo ad esempio la vicenda delle rivolte nel Maghreb e nel vicino e medio oriente. Non voglio qui dare la mia interpretazione dei fatti, la cui complessità richiederebbe un altro articolo, ma soltanto mostrare alcuni punti nevralgici delle versioni ufficiali che i nostri media ci propinano quotidianamente e che sono bevuti come aperitivi dai politici nostrani.Primo punto: la sincronia delle sommosseCom'è possibile che in Paesi così lontani e diversi, alcuni di ispirazione socialista, altri nei quali l'islam è più centrale, nello stesso momento, le sommosse esplodano così improvvisamente, senza alcuna motivazione scatenante, ad esempio un peggioramento repentino di ciascuna situazione? Si tenga conto che si tratta di un inedito storico e che queste nazioni hanno motivi di rivolta molto diversi: nel Bahrein un contrasto tra maggioranza sciita e dirigenza sunnita, in Iran un'opposizione filo-occidentale, in Egitto invece motivi di matrice islamica e via dicendo. La rapidità del propagarsi della rivolta si spiega solamente con l'ausilio dei mezzi della rete internet. Ma se questo è vero non può trattarsi di un movimento di popolo, perché non sarebbe possibile farlo neanche in Italia, dove i pc sono forse un po' più diffusi che nel Maghreb.....

La sclerosi umanitaria

Giacomo Gabellini
Le rivolte popolari che tengono banco da un paio di mesi hanno riacceso i riflettori sulla questione nodale dei “diritti umani”. Secondo il parere di numerosi sacerdoti della singolare ma diffusa ideologia che ha assurto l'amore per una non precisata "umanità" a valore supremo e imprescindibile, gerontocrati come Muhammar Gheddafi, Hosni Mubarak e Zin El Abidin Ben Ali sarebbero stati scalzati dalla furia di cittadini asfissiati da drastiche misure coercitive irrispettose dei "fondamentali" diritti dell'individuo.  
O quantomeno avrebbero meritato una fine simile proprio in ragione delle misure totalitarie con cui avevano soggiogato per decenni intere popolazioni. Si tratta di una concezione contraddittoria ma molto accattivante dei rapporti umani, che malgrado affondi le proprie radici nel più oltranzista individualismo finisce per assumere una connotazione universalistica, che si vuole valida "in tutti i luoghi e in tutti i tempi". In sostanza, si percepisce il valore supremo dell'individuo e lo si iscrive nel registro di una generica "umanità" fondata sull'uguaglianza non solo formale di tutti gli individui. Da un lato si proclama l'irripetibile "unicità" del singolo individuo e dall'altro si pretende di gettare l'intera somma di tali "unicità" all'interno di un unico calderone equiparante che ne sancirebbe l'eguaglianza.....

Operazioni colorate ed approccio indiretto

Fabio Falchi
Solo gli ingenui potevano pensare che gli Usa avrebbero mollato la presa e si sarebbero ritirati in buon ordine dal cuore dell’Eurasia. Certo, il Warfare State è troppo grande anche per l’economia americana (le spese per la difesa – senza considerare che le spese reali, a giudizio di molti analisti, sono assai superiori a quelle ufficiali – ammontano al 22% del bilancio federale, ossia quanto lo Stato americano spende, tra mille polemiche, per la sanità), ma al tempo stesso è il vero fondamento della potenza (anche economica) degli Usa. Ed è pur vero che il modello unipolare che gli Usa volevano imporre al resto del mondo ormai è in crisi: in Irak, l’America ha fallito, in Afghanistan deve gettare la spugna contro guerriglieri armati di “archi e frecce” e la crisi economica comincia ad incidere profondamente nel “corpo vivo” della società americana. Ciononostante, si è ben lungi dall’avere dato scacco matto agli Stati Uniti. Perché l’America è l’unico Paese al mondo che possa permettersi una proiezione di potenza globale, sotto ogni profilo. Il vero Warfare State non è solo infatti l’apparato bellico americano, ma l’intero apparato tecnico-produttivo americano – compresi i media, Hollywood e le Università. Il Warfare “militare” è soltanto parte costitutiva di un apparato che è esso stesso un gigantesco “sistema d’arma”.....